Pronti? VIA!

 14 Gennaio 2016
Il racconto di Marco Il racconto di Erika

Ci svegliamo che ancora non abbiamo portato a termine tutti i task che avevamo prima di partire. Ieri sera siamo andati a dormire alle 3 per cercare di finire il Competency Demonstration Report per il Migration Skill Assessement Australiano ma la traduttrice aveva sbagliato la traduzione di un documento quindi non abbiamo potuto inviare il tutto.

E’ arrivato IL giorno, come ci si sente? Magari avessi il tempo di decifrare le mie sensazioni e di viverle in pieno. Abbiamo l’aereo da Fiumicino alle 14 ma la mattina dobbiamo ancora risolvere così tanti imprevisti che non mi rendo neanche conto di quello che sta per succedere.

 

Ci alziamo dal letto alle 7.30, controlliamo il telefono e…SIIII…la traduttrice ci ha risposto subito alla nostra richiesta di correzione dell’errore! Di corsa accendiamo i pc e facciamo l’upload di questo ultimo documento, paghiamo e riceviamo conferma che la nostra richiesta è in coda: ci siamo riusciti prima di partire!!Ora dobbiamo di corsa andare dal medico. E’ sorto un piccolo problema proprio ieri e dobbiamo risolvere anche questa il prima possibile.

Ci cosi tante cose da fare e da pensare che quasi non riesco a “sentire” il giorno, quasi non riesco a comprendere che mi trovo in uno di quelle date che ricorderò per il resto della mia vita. Il 14/01/2016 è iniziato il viaggio dei miei sogni accanto alla donna dei miei sogni. Ovviamente non so come andrà a finire questa avventura ma so per certo che qualcosa in più da raccontare ai miei nipoti la avrò alla fine di questo viaggio. E questo sento che mi basta, anzi sono elettrizzato.

Tornando al corso (è proprio il caso di dirlo) degli eventi il medico ci prescrive una cura senza avere il tempo tecnico di avere le risposte delle analisi più approfondite. Speriamo che anche questa vada bene. Comunque siamo d’accordo che non appena avrà le risposte ci contatterà per dirci se la cura va bene o se dobbiamo trovare in qualche farmacia asiatica il principio attivo più idoneo alla nuova diagnosi.Ora ci siamo davvero. Torniamo a casa e diamo un ultimo controllo a tutti i nostri (pochi) bagagli: due zaini da 40 litri e due zainetti per le piccole cose. I documenti, i soldi e i telefoni (oramai indispensabili device) ci sono. In realtà il telefono di Erika lo abbiamo ripreso funzionante dal centro riparazioni da poco perché, come se non bastasse, qualche giorno fa le era caduto in una pozza d’acqua e non si accendeva più; dire che questi giorni sono stati convulsi è dare solo una pallida rappresentazione della realtà.

Le recenti notizie che vengono da Istanbul ci hanno reso le ultime ore veramente snervanti, abbiamo messo in discussione per l’ennesima volta la nostra decisione di voler fare tutto via terra invece di prendere un aereo e volare diritti in Sud-est Asiatico. La paura, quella irrazionale, c’è, ovviamente, saremmo dei pazzi a non averla, ma la ragione e il cuore ci dicono uno che il rischio è probabilisticamente basso e l’altro che IL nostro viaggio non merita scorciatoie. Vogliamo vivercelo tutto. Speriamo bene!

Andiamo in aeroporto per l’ultimo saluto ai miei genitori prima della partenza. Il momento è di quelli che ti rimangono dentro per la vita. Nessuno dei due mi ha minimamente ostacolato in questa scelta “un po’ fuori dagli schemi” (per dirla con un eufemismo); mi sono sempre stati vicino, mi hanno aiutato nei momenti del bisogno e mi hanno ripetuto cento volte che mi aiuterebbero nel caso qualcosa dovesse andare storto. Nonostante si leggesse nei loro occhi il dispiacere di vedermi partire per cosi tanto tempo mi hanno sempre detto di godermela anche per loro. Mi hanno veramente fatto sentire cosa significa avere una famiglia. Avere due persone cosi forti come genitori è un privilegio e di questo non mi dimenticherò mai.

Di colpo ci troviamo soli io e il mio amore. Siamo a Fiumicino ed ora siamo veramente io e lei in cammino verso il mondo.Siamo entrambi elettrizzati e spaventati all’idea di quello che ci attende. Ci rispondiamo che basterà risolvere un problema alla volta, senza vederli tutti insieme, per raggiungere il nostro obiettivo. Non vediamo l’ora di essere nel “vivo” del viaggio, di esserci dentro, per lasciare tutte le paure a casa. Atterriamo ad Istanbul (s. Gocken) e troviamo facilmente l’autobus che ci porta a Pendik, bel quartiere di Istanbul nella parte asiatica, da cui partono i treni per Ankara che dobbiamo prendere domani (se troviamo i biglietti). Istanbul abbiamo deciso di non vederla di nuovo; ci siamo stati l’anno scorso a capodanno e quindi se riusciamo vorremmo continuare subito.

Passiamo in albergo (Cinar Motel) a lasciare gli zaini prima di andare a sentire in stazione per i biglietti. Il quartiere ci colpisce subito positivamente. E’ straordinariamente vivo, come tutta Istanbul del resto. Non c’è niente di particolarmente bello da vedere ma ci sono un’infinità di negozietti e di alimentari di ogni tipo che mi mettono allegria. Oramai da noi ci sono solo le grandi catene da cui si può andare a comprare, mentre qui capisci che in questo micromondo potresti trovare qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno.

L’albergo è caldo e accogliente, soprattutto caldo. C’è il condizionatore impostato su 30°C e in stanza sembra di essere in un vulcano. Comunque è pulito e se non fosse lontanissimo dal centro lo consiglierei anche per soggiorni a Istanbul.Andiamo in stazione dove ci dicono che domani è tutto FULL per Ankara. Ecco appunto, iniziamo bene. Ci ragioniamo un secondo e decidiamo di chiedere per il 16 direttamente per Erzurum (anche Ankara non avevamo intenzione di visitarla a fondo non avendo letto niente di particolarmente interessante). Stavolta fila tutto liscio e ci troviamo i biglietti con partenza da Istanbul(Pendik) alle 9e15 con arrivo ad Ankara alle 13e17 e successivo treno delle 18 per Erzurum dove si conta di arrivare alle 14 del 17 gennaio!! Siamo soddisfatti e oltretutto rivedere Istanbul domani ci fa un piacere immenso.

Ceniamo in uno dei mille ristorantini, io con una Pida carne e formaggio e Erika con dei kofte cucinati da dio il tutto annaffiato da dell’ottimo Turkish Ayran fresco (che riassaggiato quest’anno mi piace veramente tanto)!Andando a letto ci ritornano su un po’ di paure per il viaggio ma ne parliamo serenamente e a lungo e questo ci aiuta ad esorcizzarle. Oramai abbiamo capito che questo è il nostro modo di affrontare le “difficoltà”.

Alle 7 di mattina carichiamo la documentazione per iniziare l’iter di richiesta della Skilled Visa Australiana dopo che la notte alle 3 ci siamo accorti che la traduttrice aveva sbagliato una traduzione. Alle 9:30 una visita medica prenotata il giorno prima per risolvere un problema venuto fuori all’ultimo momento, ore 10 in farmacia e poi a casa a chiudere gli zaini. Si parte verso Fiumicino. In macchina provo a sforzarmi a sfogare le mie sensazioni perché poi so che mi verranno insieme tutte insieme come una valanga, ma niente non riesco. Allora continuo così, inconsapevole, fino in aeroporto. Salutiamo i genitori di Marco, mille chiamate dell’ultimo secondo per salutare ancora una volta tutti e per caricarsi ancora un po’ di angoscia e si via, ci imbarchiamo!!

L’aereo indugia a partire, restiamo fermi per un po’, poi lentamente, molto lentamente si dirige alla pista di decollo…sembra che tutto si sia coalizzato per farti pensare a quello che stai facendo nel momento in cui non puoi più tornare indietro. In quei lunghissimi 20 minuti tutto scorre nella mia testa, quello che ho lasciato a Torino, il mese passato con la mia famiglia ad Arezzo, la vita a cui ero abituata che non c’è più. Penso poi alle preoccupazioni che le ultime pagine di cronaca estera ci hanno messo addosso, penso se stiamo rischiando troppo, penso se sarò in grado di affrontare un cambiamento così enorme. La risposta ce l’avrò un paio di giorni dopo, quando ho realizzato la grandezza di questa scelta di vita. Ma adesso sono ancora in quell’aereo piena di paure e con rari momenti di euforia.

Riesco a dormire un po’ e quando mi sveglio sembra tutto normale, sono abituata a viaggiare in aereo e quello spostamento sembra uno dei tanti che ho fatto, ma poi realizzo che non è così stavolta, cavolo!!! Ancora le preoccupazioni sono più forti della gioia, e se le difficoltà saranno troppe? Quali saranno? Non riesco neanche ad immaginarle e quindi sono fuori dal mio controllo razionale. Quante volte mi hanno detto che non ci si immagina che una persona come me (o la persona che in me hanno visto) possa fare una cosa del genere…sarà vero? Forse ho voluto sfidarmi troppo? Marco mi guarda preoccupato e mi dice che ho sempre gli occhi sbarrati. Ho paura amore, una paura fottuta, ma non riesco a dirtelo!

Finalmente arriviamo in aeroporto, troviamo l’autobus che ci porta nel quartiere dove abbiamo prenotato l’hotel. Il quartiere è molto lontano dal centro conosciuto di Istanbul, ma appena scendiamo si sente già l’atmosfera magica di questa città. Mille stradine che si intrecciano, con negozietti colorati, spezie esposte che profumano, una moschea nel mezzo di una piazza. Finalmente sono euforica, finalmente intravedo quello che mi ha spinto ad imbarcarmi in questa cosa. Ma ancora sento il timore di sottofondo che non mi fa vivere in pieno queste sensazioni. 

Decidiamo di andare subito in stazione a comprare il biglietto del treno per Ankara per la mattina dopo. Abbiamo deciso di attraversare la Turchia velocemente e Istanbul l’abbiamo già visitata approfonditamente l’anno scorso. FULL è la risposta che otteniamo dal signore della biglietteria. Ed è l’unica parola che sa in inglese. Riusciamo a capire che tutti i treni per ankara del giorno dopo sono pieni…ecco già un imprevisto. Non sappiamo se provare a cercare qualche autobus per ankara, ma ci ragioniamo un attimo e decidiamo di tornare dal signore a chiedere se ci sono treni il giorno dopo ancora. Lo troviamo al telefono che ci dice di aspettare, dietro di noi si crea fila ma lui tranquillo parla al telefono e nessuno sembra lamentarsi…già si vedono ritmi di vita differenti. Alla fine riusciamo a comunicare con lui scrivendo su un foglietto in modo da farci capire e otteniamo i biglietti per Ankara per il 16 e anche quelli del treno successivo per avvicinarci al confine con l’iran. Good job!! Siamo molto soddisfatti di come abbiamo gestito la questione. La sensazione di paura di non essere all’altezza un po’ si affievolisce, almeno quella.

Prima di andare in stazione eravamo passati in hotel a lasciare gli zaini, quindi adesso possiamo andare senza troppi impicci a mangiare qualcosa. La mattina avevamo mandato giù giusto due biscotti e a pranzo due taralli in aereo, adesso lo stomaco si è riaperto. Ordiniamo una buonissima cenetta e anche dell’Ayran, la bevanda tipica di cui l’anno scorso mi ero innamorata. Ma stavolta non ci danno quello confezionato, ma quello fresco di loro produzione con tanto di schiumetta di panna sopra…l’abc delle cose da non fare :P Scopriamo però essere eccezionale! Torniamo in albergo e dopo un po’ crollo….tutta la tensione che avevo accumulato esplode come un vulcano, le paure che ho accumulato e che mi sono state trasferite sembrano un muro invalicabile. Parliamo per un’ora almeno e come al solito Marco riesce a tranquillizzarmi, mi prende tra le sue braccia e dormiamo.  

 

Saluto

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